Il bambino che ha vissuto due volte ha sconvolto tutti

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Da quando era piccolissimo, la mamma e le maestre avevano notato che il piccolo Cameron Macaulay, quando gli si chiedeva di disegnare la sua casa e dove abitava, disegnava continuamente una casa bianca posizionata di fronte al mare, un cane maculato ed una macchina nera.

Fin qui tutto faceva credere alla fervida fantasia di un bambino, se non fosse stato che il piccolo iniziò a raccontare storie sui compagni con cui giocava e a descrivere luoghi che non aveva mai visto e che erano distanti da lui almeno 300 chilometri.

Questo è quello che racconta la mamma: “Aveva tre anni – spiega la madre, Norma – quando si mise a raccontarmi le storie dei suoi compagni di Barra, un’isola a 300 chilometri di distanza». E non era che l’inizio. «Parlava dei suoi fratelli, dei capelli lunghi e castani di sua madre che gli leggeva un grande libro su Dio e di come suo padre, un certo Shane Robertson, fosse morto investito sulle strisce pedonali. Ero sconvolta. Io ho i  capelli rossi, non sono religiosa, sono una mamma single. Oltre lui ho un altro figlio  Martin, di un anno più grande di Cameron.”

“Ho cercato di darmi una spiegazione dei suoi racconti, adducento che Cameron avesse solo una fervida fantasia, ma ad un certo punto questa mia razionalità non è più bastata. Infatti, più Cameron cresceva e più i suoi racconti erano dettagliati. Un giorno mi disse che non dovevo temere la morte, perchè da essa si ritorna. Mi raccontò che lui stesso era morto e poi tornato e che nella sua precedente vita aveva lo stesso nome.

“Un giorno iniziò a lamentarsi perché nell’altra casa aveva tre bagni, mentre noi ne abbiamo solo uno. Che prima trascorreva i pomeriggi giocando sulla scogliera dietro casa e perché con l’altra famiglia viaggiava molto, mentre noi non siamo mai usciti dalla Scozia”.

“Ho continuato a fare finta di nulla, così come le maestre, ma il giorno del suo sesto compleanno improvvisamente iniziò a piangere disperatamente perché, diceva che gli mancava la sua famiglia di Barra”

” A quel punto feci le valige e decisi di portarlo a Cockleshell Bay, nell’Isola di Barra. Ma prima di fare ciò mi rivolsi a un medico, il dott Jim Tucker,  che era il direttore della clinica di psichiatria infantile alla Virginia University, esperto in reincarnazioni. Dopo qualche giro abbiamo trovato la casa bianca, sul mare, con i famosi 3 bagni. A quel punto anche lo psicologo ha avuto un sobbalzo.”

“Nel 70% dei casi – spiega Tucker – i bambini ricordano morti avvenute in circostanze non naturali, incidenti o episodi traumatici”.

Occasioni in cui, secondo l’esperto, memoria ed emozioni sopravvivono. “La morte improvvisa del padre è stato un trauma per Cameron – commenta Tucker -. E questo suggerisce che la  coscienza non è un prodotto del cervello, ma piuttosto un’entità distinta, capace di sopravvivere anche dopo la morte del corpo”.

 

Cameron, una volta sull’isola, senza alcuna indicazione, trovò la casa bianca, isolata  che si affacciata su una splendida baia. Nei pressi della casa, inoltre, si diresse a colpo sicuro verso un pertugio nascosto da cespugli: un’entrata segreta che non si sa come potesse conoscere, poiché dall’esterno era totalmente invisibile.

“Cameron era raggiante – racconta la madre -. Trovò l’entrata segreta della casa che tante volte aveva disegnato e mi disse quanto fosse ansioso di presentarmi alla sua famiglia.”

” La casa però era abbandonata e all’anagrafe non è stato trovato nessun Shane Robertson vivente. Si è risaliti a un certo Robertson, vissuto nella casa bianca tempo addietro e poi trasferitosi a Stirling. Nella casa abbandonata però trovammo delle foto e Cameron le vide e descrisse i componenti della famiglia e riconobbe il cane maculato di cui parlava sempre.”

Questo è il bimbo e questo è l’uomo che il piccolo Cameron sostiene fosse il padre

Certo non si è messo a parlare in perfetto dialetto Danzhou come fece nel 1979 Tang Jiangshan, bambino cinese della provincia di Hainan, che a soli 3 anni disse alla madre di chiamarsi Chen Mingdao, di essere figlio di Sandie, di abitare a 160 chilometri di distanza e di essere stato ucciso durante la Rivoluzione Culturale Cinese da un colpo di pistola. Compiuti i 6 anni i genitori lo portarono nel villaggio dei racconti e senza batter ciglio, Tang entrò nella casa del padre, riconobbe le sorelle, la fidanzata e iniziò a conversare come se fosse sempre vissuto lì.

Cameron si è accontentato di aver visto la casa sul mare con un’entrata segreta e alcune foto di un cane maculato. Risolto il mistero, si è rilassato ed è tornato a Clydebank insieme alle madre. Lo psicologo, invece, è volato alla clinica in Virginia e ha fatto ricerche sula famiglia del bimbo, ma sembra che la stessa sia scomparsa nel nulla e non è stato possibile rintracciare nessuno dei familiari descritti dal bimbo.

Nel frattempo, il medico ha  scoperto che in effetti una famiglia Robertson era esistita veramente su quell’isola e aveva abitato in quella casa, affacciata sulla baia di Cockleshell, proprio come descritto da Cameron. Tuttavia gli ultimi discendenti se n’erano andati da tempo.

Il medico ha intanto ha aperto un sito e lui stesso racconta “Da quando abbiamo aperto il sito – dice – sono più di 100 i casi simili a quello di Cameron».

Personalmente sono un pò come San  Tommaso, ma di certo questa storia un minimo  fa rifletterre.  Se vi è piaciuta e vi ha appasionato, scrivetelo e ne cercherò altre in giro.

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